venerdì 17 giugno 2022

Le ricette della signora Tokue, Durian Sukegawa

Sentaro è un uomo di mezza età come forse ce ne sono tanti, in giro per il mondo, di quelli arrivati a tale fase della vita già stanchi, disillusi, pieni di rimpianti e rassegnati. I suoi pesi, Sentaro se li trascina sulle spalle ogni mattina sin dietro alla piastra rovente sulla quale per ore cuocerà i dorayaki, tipici dolci giapponesi simili a dei pancakes ripieni. A Sentaro i dolci nemmeno piacciono, e dietro quella piastra si sente incastrato: ripete i gesti meccanicamente, da anni sempre gli stessi, preparando l'impasto come il vecchio proprietario del chiosco gli ha insegnato e farcendoli con una marmellata di fagioli azuki confezionata. Collocato in una zona industriale, c'è un discreto viavai di persone che talvolta si fermano ad acquistare un dorayaki prima o dopo il lavoro; soprattutto, nelle vicinanze c'è una scuola e qualche gruppetto di studentesse adolescenti si ferma ogni giorno a far merenda, riempiendo l'aria col loro chiacchiericcio allegro. Sentaro non sopporta neanche loro, le trova chiassose, spesso maleducate - tutte tranne una, Wakana, più silenziosa e discreta.

Se Sentaro sopporta tutto questo è perché in realtà non ha scelta: sin dalle prime pagine capiamo che la sua vita ha preso una piega molto diversa da quella che lui stesso da giovane immaginava, che niente è andato come lui avrebbe voluto, che delle scelte sbagliate l'hanno lasciato con un debito da ripagare tramite quel lavoro, un dorayaki dopo l'altro.

Di fronte a lui, sull'altro lato della strada, svetta un grande albero di ciliegio. E' nel momento della sua piena fioritura, quando sotto di esso compare al mattino - col naso per aria ad ammirarne i fiori - una vecchina piccola piccola, la quale, un giorno, si avvicina non per acquistare un dolcetto, bensì per rispondere all'annuncio di lavoro che Sentaro ha esposto lì fuori in bella vista. Quell'annuncio è davvero rivolto a persone di tutte le età? chiede sorridente. , risponde indifferente Sentaro, senza neanche lontanamente immaginare che quell'anziana signora stia per candidarsi in prima persona. Quando se ne rende conto, fa del suo meglio per scoraggiarla senza tanti giri di parole: il lavoro è faticoso, ma lei quanti anni ha - settantasei -, mi dispiace non credo sia possibile. La vecchina, che naturalmente è la signora Tokue, torna imperterrita il giorno dopo, infilando sotto il vetro del chiosco un piccolo contenitore: è un vasetto di marmellata di fagioli azuki preparata da lei, sono cinquant'anni che la preparo. Non appena Tokue si allontana, Sentaro getta il contenitore nella spazzatura, talmente trova assurda quell'insistenza, ma poi la curiosità ha la meglio e cede alla tentazione di assaggiarla. Lui, che non ama il dolce, resta folgorato da sapori che sente in bocca per la prima volta, e che nulla hanno a che fare con la scialba marmellata industriale che ha sempre usato per i suoi dorayaki.

Così la signora Tokue inizierà a lavorare nel chiosco di dorayaki, dall'alba al momento dell'apertura, solo per preparare insieme a Sentaro la sua marmellata di fagioli azuki artigianale. A Tokue non interessa dello stipendio, che si fa addirittura abbassare, è solo che ha sempre sognato di lavorare in un posto così. Tutto ciò che Sentaro ha odiato per anni, riempie di gioia il cuore di Tokue: lei ama i dolci, ama l'allegria delle giovani studentesse, ama ogni singolo gesto che compie con cura e dedizione. L'esperienza lavorativa di Tokue non durerà a lungo, ma quel tempo basterà affinché lei lasci un segno indelebile in Sentaro ed anche in Wakana, che troverà nella signora Tokue un punto di riferimento di cui in quel momento aveva bisogno. A Sentaro e Wakana viene dato il privilegio di entrare nella vita della signora Tokue e di far propri i preziosi insegnamenti che lei si è dovuta impartire da sola, per reagire ad esperienze difficili anche solo da immaginare.

Quest'anno l'ho iniziato trascorrendo quattro lunghi mesi nella Russia di Tolstoj - da gennaio ad aprile, in cammino per quel continente che è Guerra e Pace. Non sono mai stata capace di portare avanti più letture simultaneamente, quando ci ho provato è sempre andata a finire che mi concentrassi sul libro che in quel momento mi prendeva di più. Capirete bene che, dopo quattro mesi dentro la stessa penna, non vedevo l'ora di assaggiarne un'altra: Le ricette della signora Tokue mi aspettava da tempo, ed io per incontrarla aspettavo la primavera - il motivo l'ho ampiamente spiegato nel post precedente. Così, all'inizio di maggio, ho finalmente preso in mano questo romanzo, che ha dato inizio ad uno sprint voracissimo durato poi tutto il mese.

Tentare di spiegare dove si nasconde la bellezza del romanzo di Sukegawa - personaggio particolare: poeta, scrittore e clown, laureato in Filosofia Orientale ma anche in Pasticceria - equivarrebbe a rovinare per chi intendesse leggerlo l'emozione che ho potuto vivere io scoprendolo da sola. L'unica cosa che mi preme sottolineare, a costo di sembrare presuntuosa, è che nel personaggio di Tokue non ho trovato degli insegnamenti; come lei, quelle stesse cose me le sono insegnata da sola dai vent'anni in poi, vuoi per intuito, vuoi per spirito d'adattamento o di sopravvivenza. Ciò non significa che riscoprirle attraverso i suoi gesti e le sue parole sia stato inutile, per me, tutt'altro: è stato come una mano sulla spalla quando ti senti un po' sola ed hai la certezza che nessuno se ne accorga. E' stato un momento di conforto, di sostegno da parte di qualcuno che ha vissuto molto più di te, e cose molto più difficili, e da lontano ti guarda e dice: non è sciocco ciò che pensi, non è ingenuo questo modo di guardare, non vale meno degli altri il modo in cui hai deciso di abitare il mondo. Anche quando ci si sente abbastanza saldi su ciò che ormai si è, è incredibilmente benefico incontrare qualcuno - anche solo attraverso una pagina di carta - in grado di rassicurarti che va bene così. Che non sei poi così indietro, che anzi sono in troppi ad essersi persi dei pezzi fondamentali. E' stato uno sguardo d'intesa, quello passato tra me e Tokue, con occhi colmi d'emozione ed un sorriso tra il furbo ed il felice. Si tratta di insegnamenti minori che poi cambiano tutto il resto, e per ogni volta che mi capiterà di metterli in dubbio saprò da chi tornare.

Per me la letteratura giapponese rappresenta sempre una parentesi di calma, della quale vado in cerca in momenti specifici - quando ho bisogno di lentezza, di cura, della poesia delle piccolissime cose. Non sempre però ne esco soddisfatta: ormai ho capito che la narrativa giapponese contemporanea si muove su due binari, uno in grado di darmi ciò che cerco, l'altro in cui quella leggerezza si esaurisce in se stessa, lasciandomi con la sensazione di aver tentato di afferrare l'aria. Ecco, da questo punto di vista Le ricette della signora Tokue è senza dubbio il romanzo giapponese più bello che mi sia capitato di leggere negli ultimi anni, perché contiene quegli esatti ingredienti - cura, lentezza, leggerezza - raggiungendo al contempo uno spessore ed una profondità difficili da dimenticare. Non mi vergogno ad ammettere di aver versato lacrime più volte, durante la lettura, e ne sono stata felicissima perché non ricordavo neppure quand'era stata l'ultima volta che un romanzo arrivasse ad emozionarmi a tal punto. Da non trascurare neanche l'originalità dell'opera: Sukegawa ha raccontato qualcosa di cui non avevo mai, mai, mai letto in nessuna opera moderna o contemporanea. Il che stuzzica anche quel lato da lettrice che si sente appagata nel poter riflettere su cose nuove, nel rendersi conto di quante ancora ne ignoro o non ho preso doverosamente in considerazione.

Concludo dicendo che sono consapevole che non tutti potrebbero venir toccati allo stesso modo da questa storia. Tuttavia, credo che incontrare Tokue possa far bene davvero a tutti. Che i suoi insegnamenti minori, come ho deciso di chiamarli io, vi si adagino dentro. Se non vi parlano adesso, arriverà un momento in cui saranno proprio ciò di cui avrete bisogno.

Da questo romanzo è stato anche tratto un film, "Le ricette della signora Toku", scritto e diretto da Naomi Kawase e presentato al Festival di Cannes nel 2015. Attualmente il film è disponibile su Prime Video, purtroppo solo col doppiaggio italiano che a mio avviso toglie molto all'atmosfera. Tra le due opere ho preferito il libro, che mi ha coinvolta ed emozionata di più, ma la trasposizione è riuscita a rispettarne contenuto e personaggi, dunque se avete amato la storia ne consiglio la visione. 

2 commenti:

  1. Bellissimo articolo, colmo di sensazioni esposte con grazia e abilità, come solo tu sai fare. Adoro leggerti. Ho inserito il libro in lista; non lo conoscevo e mi hai incuriosito moltissimo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie infinite Arianna, per avermi letto anche stavolta e per le parole che hai deciso di lasciarmi qui. Lieta di averti incuriosita, non vorrei sbagliarmi ma per le cose che ormai abbiamo scoperto accomunarci penso che potrebbe emozionare anche te. Fammi sapere quando e se lo leggerai!

      Elimina